OSTEOPOROSI
GERIATRIA E OSTEOPOROSI
L’ OSTEOPOROSI NEL PAZIENTE ANZIANO.
L’osteoporosi è una malattia scheletrica sistemica caratterizzata da una riduzione della massa ossea e da alterazioni qualitative scheletriche tali da provocare un aumento della fragilità ossea e del rischio di frattura.
È definita “malattia silente” perché di per sé non dà segni o sintomi fino al verificarsi di fratture.
Le fratture causate dall’osteoporosi sono definite fratture da fragilità e possono verificarsi in quasi tutti i segmenti scheletrici, ma le sedi preferenziali sono la colonna vertebrale, le estremità prossimali del femore e dell’omero e l’estremità distale del radio.
L’incidenza delle fratture osteoporotiche aumenta in maniera esponenziale con l’età, sia a causa della riduzione della densità minerale ossea, legata nella donna alla menopausa e per entrambi i sessi all’invecchiamento, sia a causa di alterazioni della struttura ossea e alla maggiore frequenza di cadute e comorbidità.
Pertanto, a parità di BMD (body mass density), il rischio di frattura è maggiore negli anziani rispetto ai giovani.
Si è visto che il 20% delle fratture avviene fra i 50 e gli 80 anni. In particolare, le donne dai 50 agli 80 anni, a seguito di una prima frattura da fragilità, hanno un maggior rischio di sviluppare una seconda frattura cinque volte maggiore entro l’anno rispetto a coloro che non hanno avuto una precedente frattura, o nei due anni successivi. Nonostante ciò, il 60-85% delle donne over 50 con osteoporosi non riceve un trattamento.
Le fratture da fragilità causano disabilità, morbilità, riduzione della qualità della vita e limitazioni funzionali. I pazienti con osteoporosi necessitano di cure complete e interventi multidisciplinari, compreso un piano di riabilitazione personalizzato.
Durante la valutazione del paziente, ci sono alcuni dettagli della storia clinica che possono suggerire una frattura vertebrale: trauma recente, uso prolungato di corticosteroidi, età, deformità spinale strutturale, perdita di altezza > 6 cm e distanza tra l’ultima costa e la cresta iliaca < 2 dita. È quindi consigliabile valutare attentamente la presenza di dolore dorso-lombare, progressiva perdita di altezza o cifosi dorsale, che possono determinare alterazioni delle funzioni respiratorie o gastrointestinali.
Fattori di rischio
La patogenesi della frattura dipende da fattori che influenzano sia la resistenza ossea che il tipo di trauma.
Il rischio di frattura osteoporotica è determinato da una combinazione di fattori che riducono la BMD, fattori parzialmente o totalmente indipendenti dalla BMD (caratteristiche del tessuto osseo) e fattori extra-ossei non valutabili con la BMD. Sebbene diversi fattori di rischio agiscano simultaneamente, il rischio di frattura è maggiore nei pazienti con più fattori. La BMD può diagnosticare l’osteoporosi (soglia diagnostica), ma per identificare i pazienti ad alto rischio di frattura che necessitano di un trattamento farmacologico specifico (soglia terapeutica) è necessaria una valutazione combinata della BMD e di altri fattori di rischio.
- Età: l’invecchiamento riduce la concentrazione di 7-deidrocolesterolo, il precursore della vitamina D3, e di conseguenza con l’età si riduce la sintesi di vitamina D
- Esposizione al sole: la causa principale della carenza di vitamina D è l’insufficiente esposizione al sole e la conseguente ridotta sintesi cutanea
- Anamnesi familiare di fratture da fragilità: una storia familiare di fratture, in particolare del femore, influenza il rischio di frattura indipendentemente dalla BMD ed è l’indicatore prognostico più prezioso.
- Fratture pregresse: in entrambi i sessi, le fratture da fragilità pregresse sono un importante fattore di rischio per fratture successive, indipendentemente dalla BMD. In particolare, le fratture vertebrali, del polso, del femore e dell’omero hanno una rilevanza prognostica maggiore. Chi ha avuto tre o più fratture vertebrali ha un rischio quasi dieci volte maggiore di nuove fratture rispetto a chi non ha avuto fratture, e 2-3 volte maggiore rispetto a chi ha avuto una sola frattura.
- BMD: la riduzione della BMD è un importante fattore di rischio per le fratture, influenzato dal picco di massa ossea, dalla perdita ossea legata alla menopausa e all’invecchiamento, nonché da fattori genetici, nutrizionali, stile di vita, malattie e trattamenti farmacologici.
- Fumo: in particolare quello di sigaretta, è un fattore di rischio indipendente per le fratture vertebrali e appendicolari. La nicotina (in particolare > 10 sigarette/die) ha azione pro-infiammatoria attivando la linea osteoclastica e inibendo l’attività degli osteoblasti.
- Immobilità: è considerata un fattore di rischio moderato.
- Comorbidità: numerose condizioni patologiche aumentano il rischio di frattura: infiammazione cronica, sarcopenia, ridotta mobilità, aumento del rischio di cadute e carenza di vitamina D, comune soprattutto negli anziani. Le malattie più frequentemente associate a un aumentato rischio di frattura sono: artrite reumatoide, malattie infiammatorie intestinali, ipogonadismo non trattato (deficit di GH, ovariectomia o orchiectomia bilaterale, deprivazione androgenica negli uomini con cancro alla prostata, chemioterapia o terapia ormonale adiuvante nelle donne con cancro al seno), trapianti di organi, BPCO, diabete mellito, malattie neurologiche invalidanti e immobilità prolungata (morbo di Parkinson, ictus, distrofia muscolare e lesioni del midollo spinale).
- Fattori di rischio per le cadute: sono di fondamentale importanza, soprattutto negli individui più anziani. I principali includono disabilità fisiche, disturbi dell’equilibrio, problemi neuromuscolari, deficit visivi, malattie cardiovascolari, cadute precedenti, farmaci e deficit cognitivo. Inoltre, è fondamentale esaminare l’ambiente domestico, poiché molti pericoli (come scarsa illuminazione, tappeti, calzature inadatte e animali domestici) sono modificabili.
Diagnosi
La diagnosi dell’osteoporosi e la valutazione del rischio di fratture da fragilità si basano sull’anamnesi, sull’esame fisico, sugli esami di laboratorio e sugli esami strumentali.
La prevenzione dell’osteoporosi implica l’adozione di strategie per prevenire o rallentare lo sviluppo della malattia, con particolare attenzione alla correzione dei fattori di rischio.
Il trattamento è invece rivolto a soggetti già affetti da osteoporosi, con o senza fratture preesistenti ma con un elevato rischio di prima frattura o di ulteriore frattura da fragilità.
